“Rappresentare un’associazione di grande autorevolezza è stato molto difficile, sentivo molta responsabilità e ho voluto evitare la retorica del dolore, delle tragedie e dei pianti, per mostrare invece la concretezza del lavoro che svolge Libera da ormai 30 anni. Il punto di forza di questa realtà è che unisce diverse associazioni antimafia, trasformandola in un vero lavoro. In molte zone d’Italia, la mafia fornisce ai giovani finti privilegi e comodità che in realtà dovrebbero essere diritti garantiti dallo Stato. Essa offre un’alternativa concreta, restituendo dignità ai territori, i beni confiscati vengono trasformati in: cooperative agricole, biblioteche e case famiglia, rendendoli uno strumento di crescita culturale ed economica”. Quanto dichiarato sul racconto del documentario “Italia Nostra Cosa”, dall’attrice Beatrice Luzzi a “Point Break”, format ideato e condotto da Taisia Raio e in onda dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 15 su Radio Capri.
Riguardo al documentario come strumento didattico, Luzzi ne è convinta, e aggiunge che anche il cinema e il teatro possono avere un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani, specialmente nelle periferie.
“Negli ultimi anni si parla molto di ‘cinema sociale’ e io stessa ho partecipato a un premio, Sorriso Diverso, che valorizza i film con uno sfondo sociale, perché danno il buon esempio. Il cinema ha il potere di far immedesimare il pubblico nelle storie, aiutandolo a comprendere le realtà più difficili e le scelte che portano alcuni giovani sulla strada dell’illegalità, permette di sviluppare una consapevolezza e offrire modelli positivi”.
Anche il teatro civile può avere un impatto profondo. Nel 2010 Luzzi ha interpretato Poliziotta per amore, monologo scritto da Nando dalla Chiesa e vincitore del Premio Rocco Chinnici.
“Abbiamo portato questo spettacolo nelle scuole, nelle piazze, davanti a un pubblico che non è quello abituale del teatro, ma che forse ne aveva più bisogno. Credo che attraverso le emozioni si crei cultura: quando lo si fa insieme, quella connessione diventa una matrice indelebile nella coscienza e aiuta a fare scelte più consapevoli”.
Riguardo ai meccanismi criminali che coinvolgono sempre di più i giovanissimi, l’attrice afferma:
“Manca un progetto di società, una visione chiara e degli ideali forti. I ragazzi sono disorientati dalla globalizzazione e da un modello di comunicazione in cui si può dire tutto e il contrario di tutto, come fanno molti politici. È compito degli intellettuali, delle istituzioni culturali e della politica offrire ai giovani riferimenti solidi e contenuti autentici”.
Infine, dopo l’ultima esperienza da opinionista per il Grande Fratello, conclusasi di recente, Luzzi accenna ai suoi progetti futuri:
“Sicuramente nell’ambito televisivo, ho diverse opzioni per tornare a recitare, ma sento sempre più forte il bisogno di rendermi utile alla società. Mi piacerebbe condurre una trasmissione con un impatto socioculturale, capace di sensibilizzare su temi importanti. Spero di riuscirci”.


