“Sì, in buona sostanza, una persona non autosufficiente, secondo questa follia contenuta in un emendamento che una senatrice della Lega ha presentato e visto approvare, non potrà più accedere al rimborso per l’assistenza fondamentale alla sopravvivenza. Questo riguarda prestazioni essenziali come aiutare una persona a mangiare, a lavarsi, a vivere. La distinzione tra prestazioni sanitarie e socioassistenziali significa che questi costi, che sono necessari per garantire la vita di una persona, ricadranno sugli enti locali o sulle famiglie, soprattutto su di loro, se il Comune non ha fondi. Parliamo di persone che necessitano di assistenza per sopravvivere. Il sistema sanitario nazionale viene esautorato in parte per queste mansioni. È una follia”, ha dichiarato Nocchetti. Quanto dichiarato da Toni Nocchetti, presidente dell’associazione “Tutti a Scuola Onlus”, a “Point Break”, format ideato e condotto da Taisia Raio e in onda dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 15 su Radio Capri, commentando l’editoriale scritto su Corriere, criticando una proposta legislativa della Lega che distingue le prestazioni sanitarie da quelle socioassistenziali per persone con disabilità e non autosufficienti.
Riguardo alla riforma del “progetto di vita”, promossa dalla ministra Locatelli, che mira a integrare la cura sanitaria e sociale, Nocchetti afferma: “Assolutamente, si tratta semplicemente di una riforma burocratica che prevede che la certificazione della disabilità passi dalla pletora di addentellati della burocrazia bizantina del nostro paese. L’INPS, e non più il neuropsichiatra o il medico, dovrà certificare se una persona è disabile al 100%. Questo processo richiederà anni, mentre le persone con disabilità hanno bisogno di risposte immediate. L’attuale sistema è lento, inefficiente e incapace di rispondere ai bisogni reali delle persone”.
“È una definizione giusta. Le persone con disabilità cognitiva, che rappresentano più del 50% della popolazione disabile, non hanno il lusso del tempo libero: per loro, il tempo va riempito. Noi, come associazione, cerchiamo di farlo attraverso attività come nuoto, musica, equitazione, esperienze di socializzazione. Questo impegno ci ha portato a costruire una serie di attività con cui, timidamente, proviamo a colmare questi vuoti. È vero che bisognerebbe fare di più e avere una squadra intorno a loro. Mi auguro che ciò accada. Ci sono tanti temi irrisolti: ci vorrebbe una sanità più vicina a loro. Quanto può essere difficile, ad esempio, per una giovane donna con disabilità cognitiva fare una semplice ecografia? O per un adulto con disabilità cognitiva andare dal dentista? Bisognerebbe lavorare con le ASL, con il Ministero della Salute e con le persone direttamente coinvolte”.
Un altro tema fondamentale sollevato quest’oggi è quello del “tempo vuoto” delle persone con disabilità, in particolare dei disabili cognitivi. “È una definizione giusta, le persone con disabilità cognitiva, che rappresentano più del 50% della popolazione disabile, non hanno il lusso del tempo libero. Per loro, il tempo va riempito. Noi, come associazione, cerchiamo di farlo, offrendo attività come nuoto, musica, equitazione, esperienze di socializzazione. Abbiamo costruito una serie di attività per provare a colmare questi vuoti, ma è vero che bisognerebbe fare di più e creare una rete di supporto intorno a loro. Mi auguro che ciò accada”, ha detto Nocchetti.
Infine il presidente di Tutti a Scuola Onlus ha sottolineato anche la difficoltà di accedere a cure sanitarie per le persone con disabilità. “Immaginate quanto possa essere difficile per una giovane donna con disabilità cognitiva fare una semplice ecografia o per un adulto con disabilità cognitiva andare dal dentista. Bisognerebbe lavorare con le ASL, con il Ministero della Salute e con tutte le persone interessate per garantire che l’assistenza sanitaria sia davvero accessibile e vicina alle persone che ne hanno bisogno”.


