Sanità, oltre 500 mila i diabetici in Campania

Sono circa 500 mila i diabetici in Campania secondo l’Iss, in Italia tra i 3,4 e i 4 milioni e almeno 1,5 milioni non sanno di averlo ed altri 4 milioni sono ad alto rischio di malattia (400 mila in Campania) ma in Campania meno del 20% accede all’uso dei sensori in continuo della glicemia capaci di migliorare le cure e abbattere le complicazioni su vista, rene, cuore e altri organi e apparati minati dal diabete.

L’innovazione farmacologica e anche dei dispositivi di monitoraggio in continuo del glucosio sono gli unici strumenti di cura che, se utilizzati per tempo e in maniera omogenea e aderente alle necessità consentono di evitare le oscillazioni della glicemia (la quantità di zucchero circolante nel sangue) nell’arco delle 24 ore imitando il fine sistema di regolazione a feed-back fisiologico che tenendo costanti i parametri abbattono i processi degenerativi progressivi su organi e apparati.

Come garantire dunque sui territori l’equità di accesso alle tecnologie innovative per il monitoraggio del diabete, quali sono le azioni concrete da mettere in campo a livello nazionali e nel governo della Salute delle regioni? Queste alcune delle domande a cui si è provato a dare risposta in un incontro tra istituzioni, clinici, associazioni dei pazienti organizzato a Roma da Motore Sanità col contributo non condizionato di Abbott.

Tecnologie e farmaci nuovi riescono a fare fronte dalla diagnosi fino a fine vita per decine di anni”. “Un coordinamento nazionale e direttive che rendano omogeneo l’accesso a questi nuovi presidi di monitoraggio e di cura nelle varie regioni è assolutamente necessario – ha aggiunto Raffaella Buzzetti docente ordinario all’Università di Roma e presidente della Società Italiana di Diabetologia – regole uniche che possano permettano l’implementazione dell’uso di sensori e microinfusori e anche di nuovi farmaci approvati dall’Aifa in tutte le regioni. Non si può prescindere da questo presupposto per curare in maniera omogenea i pazienti con gli stessi bisogni”. In Campania circa 70 mila pazienti diabetici (almeno 700 mila in Italia) sono persone in trattamento insulinico ma l’utilizzo dei sensori sub cutanei (integrati o meno a microinfusori) è inferiore al 20% dei pazienti e dopo una gara Soresa da rifare si attendono le conclusioni dei ricorsi giudiziari ancora pendenti per procedere alle forniture capillari.

Percentuali altrettanto basse in Calabria e in Puglia dove l’utilizzo del sensore nei pazienti insulino-trattati è tale da non assicurare uno standard minimo adeguato. In altre regioni le percentuali sono molto superiori come in Lombardia, Sicilia e Sardegna in un quadro in cui complessivamente, lungo lo Stivale, solo sei regioni hanno allargato l’accesso a tutti i pazienti, la Sicilia (nel 2022), la Campania (nel 2023), la Lombardia (nel 2024), il Lazio (nel 2024), le Marche (nel 2024) e la Basilicata (nel 2024) mentre permangono ingiustificate restrizioni che configurano una discriminazione tra pazienti diabetici di regioni diverse.

La vita e l’aspettativa di vita dei pazienti diabetici negli ultimi venti anni è cambiata in positivo e in maniera radicale: fondamentale giocare d’anticipo prevenendo le complicanze prima che insorgano i danni d’organo legati al diabete: “Chiediamo soprattutto – conclude Buzzetti – che le società scientifiche e i loro rappresentanti democraticamente eletti dalla comunità diabetologica, possano partecipare ai in cui vengono prese decisioni politici e dunque anche in Aifa, quando si discute dei Livelli essenziali di assistenza, perché da curanti consapevoli delle novità e innovazioni e studi pubblicati possiamo dare un contributo decisivo a vantaggio dei pazienti. Le tecnologie per il controllo della glicemia non sono un lusso, ma strumenti essenziali per prevenire le complicanze gravi e contenere i costi a lungo termine. È tempo dunque di colmare il divario tra le Regioni e garantire una reale uniformità nei criteri di accesso.”.

“Credo che il nostro Servizio sanitario nazionale sia stato concepito in un’epoca in cui erano prevalenti le necessità di cura di pazienti in fase acuta – ha sottolineato Lelio Morviducci consigliere nazionale dell’associazione italiana medici diabetologi – oggi le cose si sono capovolte e i maggiori investimenti in Salute e innovazione, che hanno peraltro ricadute di ottimizzazione e riduzione della spesa, si hanno nel campo delle malattie croniche tra cui il diabete è paradigmatico per le conseguenze su vari organi e apparati di questa patologia.

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