“Partiamo con una campagna di pubblicizzazione degli strumenti dello sportello Fai, perché per la nostra esperienza abbiamo constatato che molte volte i nostri colleghi operatori economici non sono a conoscenza di questa possibilità. Quindi noi speriamo di riuscire a raggiungere quanti più colleghi possibile e dire loro che è possibile denunciare”.
Così Luigi Ferrucci, presidente nazionale del Fai (Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiana) spiega la nuova campagna che parte l’1 luglio a Napoli e poi nel resto della Campania: a Napoli si comincia con 16 manifesti 6×3 con i nomi di battesimo di persone che hanno denunciato gli estorsori, con a fianco volti di attori, e la scritta “Insieme contro Racket e usura con la Fai al fianco Luigi ce l’ha fatta”.
La campagna si allargherà poi negli altri capoluoghi di provincia ma anche in altri centri, come Giugliano. Ci sarà anche una campagna di incoraggiamento sui social per contattare la Fai (al numero 0815519555) e ci sarà anche uno spot che andrà sul videometro. Ferrucci nella sede della Regione insieme all’assessore alla sicurezza Mario Morcone spiega che “bisogna denunciare il racket – ha detto – in ragionevole sicurezza, senza restare pericolosamente da soli. La FAI, che è nata nel 1990 a Capo D’Orlando, lavora da 35 anni e nessuno di noi che ha denunciato e aderisce alla rete anti-racket è mai stato toccato, quindi è un modello che funziona senza fare inutili protagonismi. Insieme e con metodo riusciamo infatti ad accompagnare alla denuncia e a sostenere chi ha questi problemi di estorsione e di usura”.
Lo sportello della Fai parte dall’esperienza di chi ci lavora “siamo operatori economici – spiega Ferrucci – la maggioranza di noi ha denunciato i propri estorsori, molti sono testimoni di giustizia come me, quindi parliamo, nostro malgrado, per esperienza vissuta in prima persona e possiamo mettere a disposizione questa nostra esperienza agli altri colleghi. Gli strumenti sono non lasciare da solo chi denuncia, lo accompagniamo anche fisicamente o in questura o in caserma dei carabinieri, se c’è bisogno di testimoniare anche lì fisicamente e gli diamo anche assistenza legale gratuita accompagnandolo anche in tribunale. Fa una grande differenza andare accompagnati da altri colleghi piuttosto che andarci da solo, perché i camorristi e i mafiosi parlano sempre al plurale, ti fanno capire che dietro c’è un’organizzazione e noi cerchiamo di fare altrettanto. Anche noi siamo una rete, e non facciamo altro che chiedere il diritto costituzionale di esercitare la libera impresa. Il nostro impegno principale è fare in modo che chi denuncia dopo possa continuare a lavorare come e meglio di prima”.


