L’8 aprile 2025, San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, è stata scossa da un rapimento a scopo di estorsione che ha tenuto con il fiato sospeso l’intera comunità. Un commando di tre uomini ha rapito un 15enne, figlio di un imprenditore titolare di un autolavaggio, chiedendo un riscatto di un milione e mezzo di euro, cifra mai pagata. L’indagine, condotta con rapidità ed efficacia dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) con i pm Henry John Woodcock e Stefano Capuano, e il procuratore aggiunto Sergio Ferrigno, ha portato all’arresto di tutti i componenti del gruppo.
Il primo a cadere nelle mani delle forze dell’ordine è stato Amaral Pacheco De Oliveira, 25enne, arrestato lo stesso giorno del rapimento. De Oliveira è stato individuato mentre teneva sotto controllo le comunicazioni tra i rapitori e il padre del ragazzo, un’operazione fondamentale per le indagini. Bloccato nei pressi di un hotel a Pozzuoli, dove si era dato appuntamento con un altro componente del commando, De Oliveira è stato sottoposto a fermo convalidato dal gip, che ha disposto per lui il carcere. In tasca, gli è stato trovato il cellulare utilizzato per contattare il padre del rapito e per comunicare con il complice.
Le indagini hanno poi portato all’arresto di altre due persone, chiudendo il cerchio sulla vicenda. Si tratta di Renato Franco, 28 anni, già noto alle forze dell’ordine e ritenuto legato alla camorra, e di suo cugino Giovanni Franco, 25 anni. Entrambi sono accusati, in concorso, di sequestro di persona a scopo di estorsione. Il rapimento del 15enne è stato un’operazione meticolosamente pianificata. La mattina dell’8 aprile, il giovane è stato afferrato e trascinato a bordo di un furgone, per poi essere portato in un’abitazione nel quartiere Barra di Napoli. Qui, è rimasto ostaggio per otto ore, legato mani e piedi e con un cappuccio in testa, seduto su una sedia. Solo dopo questo calvario, è stato liberato nei pressi di uno svincolo della tangenziale di Napoli in direzione Licola.
L’indagine ha rivelato anche un ulteriore coinvolgimento del padre del 15enne. Durante una perquisizione eseguita il 16 luglio 2025, le forze dell’ordine hanno trovato elementi che hanno portato all’iscrizione dell’uomo nel registro degli indagati. Alla DDA e agli investigatori della Squadra Mobile e del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, quest’ultimo è accusato di riciclaggio aggravato.
Le indagini hanno inoltre documentato il tentativo dell’organizzatore del sequestro, Renato Franco, legato al clan Attanasio, di indurre al silenzio Amaral Pacheco De Oliveira. Franco avrebbe tentato di corrompere De Oliveira consegnando denaro alla sua compagna e pagandogli l’assistenza legale, per evitare che potesse fornire informazioni cruciali alle autorità.


