L’IA ricostruisce gli affreschi di Pompei

Centinaia di frammenti degli affreschi più famosi ricostruiti da un robot guidato dall’intelligenza artificiale, è questo il prototipo sperimentato nel Parco archeologico di Pompei con il progetto di ricerca “RePAIR“, acronimo di “Reconstructing the Past: Artificial Intelligence and Robotics Meet Cultural Heritage”, finanziato dall’Unione Europea.

Partito nel settembre del 2021, il progetto ha avuto come oggetto due esempi di grandi affreschi del patrimonio culturale mondiale: alcuni facenti parte della “Casa dei Pittori al Lavoro nell’Insula dei Casti Amanti”, danneggiati durante l’eruzione del 79 d.C. e poi rovinati ulteriormente a causa dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, e altri della “Schola Armaturarum”. Il processo è stato coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e ha coinvolto università e istituti di ricerca in Europa e in Italia, tra cui l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

Le parole di Marcello Pelillo, docente alla Ca’ Foscari di Venezia

Spiega Marcello Pelillo, docente alla Ca’ Foscari di Venezia e coordinatore del progetto: “Dopo aver acquisito e digitalizzato le immagini dei singoli frammenti il sistema cerca di risolvere il ‘puzzle’ e la soluzione trovata viene inviata alla piattaforma hardware che, utilizzando due bracci robotici dotati di ‘soft hand’, colloca automaticamente i frammenti nella posizione desiderata. Si tratta di un puzzle estremamente complesso, formato da centinaia o migliaia di frammenti spesso logorati o gravemente danneggiati, senza conoscere in anticipo quale dovrebbe essere il risultato finale. Manca, per così dire, l’immagine sulla scatola che possa guidare il lavoro”.

Non è la sola difficoltà: “I pezzi recuperati rappresentano frequentemente solo una porzione dell’opera originaria, rendendo inevitabili ampie o numerose lacune nella ricostruzione. A complicare ulteriormente il processo c’è l’effettiva provenienza, poiché non di rado i frammenti, pur appartenendo a opere differenti, risultano mescolati tra loro. Per affrontare questo formidabile problema abbiamo impiegato sofisticate tecniche di intelligenza artificiale e realizzato un’interfaccia che consente agli archeologi di dialogare con il sistema”.

Le dichiarazioni di Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei

“È una grande sfida – spiega il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel – affrontare la ricomposizione di una immensa mole di frammenti, come ad esempio quelli danneggiati durante i bombardamenti di Pompei nel 1943, e che dovrebbe essere possibile grazie alla forma e alla decorazione singolare di ogni elemento. Ma nessun essere umano ci riuscirebbe da solo. È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale, che ci aiuta ad affrontare la complessità dei materiali archeologici, e che in futuro avrà un ruolo centrale nell’archeologia”.

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