La Fim Cisl Campania lancia l’ allarme forte e chiaro sulla crisi che sta travolgendo il comparto metalmeccanico regionale. I dati aggiornati al secondo semestre 2025 delineano un quadro di grave emergenza industriale: 45 aziende in crisi e 9.852 lavoratori coinvolti tra cassa integrazione, riorganizzazioni e cessazioni di attività.
La situazione è particolarmente critica nelle filiere dell’automotive e dell’indotto, con una concentrazione drammatica nell’area metropolitana di Napoli, dove si registrano 5.907 lavoratori colpiti. Seguono Caserta (1.908), Avellino (1.253), Benevento (450) e Salerno (334). “Tra i poli più esposti figura lo stabilimento Stellantis di Pomigliano, insieme a numerose imprese della componentistica e dei servizi industriali collegati alla produzione” affermano dalla Fim regionale. “Le scelte strategiche del gruppo automobilistico, orientate alla transizione elettrica sotto la guida di Carlos Tavares, unite alla decisione europea di vietare la vendita di veicoli endotermici dal 2035, stanno generando una dispersione industriale che colpisce duramente le filiere tradizionali. Una direzione che, pur orientata alla transizione ecologica, ha determinato significative dispersioni industriali, sia all’interno del sistema produttivo sia lungo tutta la filiera dell’indotto, accentuando le difficoltà dei territori maggiormente dipendenti dalla componentistica tradizionale”.
Secondo la Fim, la crisi è strutturale e alimentata da molteplici fattori: riduzione degli ordinativi, costi energetici elevati, transizione tecnologica, delocalizzazioni, perdita di commesse e fragilità finanziaria dell’indotto. Il massiccio ricorso a Cig ordinaria e straordinaria, ai contratti di solidarietà e agli altri strumenti di sostegno al reddito rappresenta un segnale chiaro della natura strutturale della crisi, che richiede interventi non emergenziali ma strategici.
“Il sistema industriale campano sta attraversando una trasformazione profonda e complessa” dichiara il segretario regionale Giuseppe De Francesco. “Servono scelte politiche e industriali immediate, quali riduzione del costo dell’energia, sostegno agli investimenti e alla riconversione produttiva, programmi di reindustrializzazione dei siti in crisi, rafforzamento delle politiche attive del lavoro e della formazione. Non possiamo permettere che le transizioni in atto si traducano in perdita di capacità produttiva e occupazionale.” “La Campania è tra i territori più esposti ai cambiamenti dell’industria manifatturiera”, conclude la Fim. “Chiediamo un confronto immediato con Governo e Regione per un piano straordinario a tutela dell’industria e dell’occupazione.”


