Industria calzaturiera, in Campania export in calo del -12,3%

Il settore calzaturiero italiano chiude il 2025 con un fatturato di 12,84 miliardi di euro, in flessione del -2,8% su base annua. Secondo i dati preconsuntivi del Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, l’esercizio è stato condizionato da una forte instabilità dei mercati.

Tiene il canale estero: l’export (cui viene destinato l’85% di quanto prodotto in Italia) si è attestato a 11,5 miliardi di euro, limitando la contrazione al -1,1% in valore sul 2024, con un attivo del saldo commerciale pari a 4,8 miliardi. Il comparto si conferma trainante per il Made in Italy, nonostante la congiuntura sfavorevole. A livello regionale, nel 2025 in Campania l’export in valore di calzature e componentistica per calzature ha evidenziato una contrazione del -12,3% sul 2024. Le prime 5 destinazioni dell’export campano, che coprono assieme il 58,9% del totale, sono risultate: Francia (-11,4%), USA (-4,7%), Germania (+3,5%), Svizzera (-14,7%) e Slovacchia (-49,9%). La Russia, al nono posto, ha perso il -22,9%. Il numero di imprese attive (calzaturifici + produttori di parti per calzature) ha subìto, tra industria e artigianato, secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, un calo di -24 aziende rispetto al consuntivo 2024, accompagnato da un saldo negativo di -169 addetti. Per quanto riguarda le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da INPS per le imprese campane della filiera pelle nel 2025, si è registrata una flessione del -9,2% rispetto al 2024: sono state autorizzate circa 6,3 milioni di ore, un numero comunque ancora elevato, decisamente al di sopra (+346,7%) dei livelli 2019 pre-Covid.

Sullo scenario settoriale nazionale è intervenuta Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici: “A livello internazionale, l’export continua a essere il nostro polmone vitale, ma la geografia dei mercati sta mutando rapidamente. Nel 2025 la resilienza dell’Europa e la crescita del Medio Oriente hanno compensato quasi interamente il sensibile rallentamento del Far East e della Cina in particolare. Il mercato cinese, un tempo locomotiva del lusso, sta vivendo una fase di ripensamento che ci impone nuove strategie di approccio. Parallelamente – oltre alla forte preoccupazione per le conseguenze del conflitto scoppiato nelle scorse settimane nell’area mediorientale – guardiamo con estrema cautela agli Stati Uniti: l’introduzione di misure protezionistiche proprio in un mercato chiave per il nostro alto di gamma aggiunge un ulteriore elemento di incertezza in una fase già delicata”.

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